Cosa sono gli Eco-Villaggi, dove trovarli in Italia e tutte le curiosità

LETIZIA GARDIN - www.mangiaviaggiaama.it

La prima volta che ho sentito parlare di ecovillaggi mi trovavo a Malta e stavo intervistando Rudolph Ragonesi, il creatore di Gaia - la Fondazione ambientalista più importante dell’isola. Tra un progetto e l’altro iniziò a parlare della sua ultima conquista, un suo sogno da sempre: aver inaugurato proprio un ecovillaggio in Sicilia. Incuriosita, ho iniziato ad informarmi ed ho scoperto una realtà affascinante, con ormai migliaia di ecovillaggi nel mondo di cui circa una quarantina in Italia riuniti nell’associazione RIVE, Rete Italiana dei Villaggi Ecologici.

Ma partiamo dal principio: che cosa sono gli ecovillaggi? La definizione che mi piace di più li individua come “comunità intenzionali ecosostenibili”, perché al di là di tutte le caratteristiche che si possono elencare per descriverli il fattore più importante rimane, appunto, l’intenzionalità.

Un ecovillaggio è un luogo, solitamente ma non necessariamente rurale, in cui un certo numero di persone decide – l’intenzionalità di cui sopra - di impegnarsi a vivere come comunità rispettando principi di sostenibilità ambientale, promuovendo uno stile di vita che sia il più possibile a “impatto zero”. Uno stile di vita che passa attraverso l’edilizia, con la scelta di materiali naturali che si integrano con il territorio, attraverso l’uso di fonti energetiche rinnovabili e di metodi di coltivazione biologica per il sostentamento della comunità.
L’impegno alla totale sostenibilità ambientale si traduce in una ricerca dell’autosufficienza sia energetica che alimentare, ed è per questo che spesso un ecovillaggio nasce in contesti che permettano l’accesso a terreni da coltivare – nonostante ci siano degli esempi virtuosi di quartieri cittadini che possono definirsi a tutti gli effetti ecovillaggi, tramite l’utilizzo ad esempio di orti e giardini pensili.

Un ecovillaggio però non può sopravvivere se non si sceglie una struttura socio-economica differente dai modelli più diffusi nel mondo moderno, servono grandi spazi di cooperazione e condivisione per poter raggiungere l’autosufficienza. Per questo viene aperta solitamente una cassa comune per le esigenze della comunità a cui ognuno deve partecipare, e si creano servizi condivisi come cucine o lavanderie per promuovere la socializzazione abbattendo allo stesso tempo costi e consumi.

È chiaro quindi che quell’intenzionalità, la forte motivazione ad impegnarsi in uno stile di vita alternativo all’interno di un ecovillaggio, non deriva solamente da una scelta ambientalista. Alla base c’è un desiderio sociale di creare una comunità, delle tribù moderne in cui si faccia del bene all’ambiente ma anche a se stessi recuperando valori come la cooperazione, la condivisione, l’aiuto reciproco. Non è un caso che secondo molti studi il primo esperimento di ecovillaggio risalga ad un periodo di grande fermento sociale come gli anni ’60.

Oggi la realtà degli ecovillaggi è diffusa in tutto il mondo, ma il primato per numero di insediamenti va agli Stati Uniti con quasi 2000 comunità e 100.000 abitanti stimati. In Italia sono registrati almeno 40 ecovillaggi, anche se il numero è in crescita, concentrati soprattutto nelle zone centrali della penisola: è qui infatti che la presenza di aree rurali in stato di abbandono ha favorito l’insediamento, specie dopo lo spopolamento degli anni ’70 in favore delle grandi città industriali.

Tra gli esempi più interessanti di ecovillaggio in Italia voglio citarvi:

  -   Damanhur: una Federazione di Comunità nel nord del Piemonte che raccoglie nella sua totalità oltre un migliaio di abitanti, ed ha ricevuto un premio dalle Nazioni Unite come modello di sviluppo ecosostenibile La sua particolare visione spirituale ed olistica attira l’interesse di visitatori e ricercatori da tutto il mondo. Qui si seguono i principi della bioedilizia e della coltivazione biodinamica, ma sono state anche create aziende di ricerca nel campo delle energie rinnovabili per ambire ad una sempre maggiore sostenibilità ambientale. Damanhur si auto-gestisce con un proprio sistema di governo ed un proprio sistema scolastico, dall’asilo alle scuole medie.

  -  Torri Superiore: un piccolo borgo medievale del XIII secolo nel territorio di Ventimiglia, recuperato dalla comunità dell’ecovillaggio a partire dalla fine degli anni ’80. Il borgo oggi ospita circa 25 residenti, oltre ad una struttura ricettiva ecoturistica e ad un’associazione culturale. L’ecovillaggio si mantiene grazie alle attività agricole, con particolare attenzione per l’olivicoltura, ma offre volentieri ospitalità ai visitatori per promuovere lo stile di vita sostenibile tipico degli ecovillaggi.

  -  Il Popolo degli Elfi: unione di oltre quindici ecovillaggi sull’Appenino pistoiese, distanti tra loro anche un’ora di cammino. Si cerca la completa autosufficienza con coltivazioni e piccoli allevamenti, i cui prodotti sono destinati unicamente all’autoconsumo, mentre si continua a lavorare alla ristrutturazione delle molte case in pietra abbandonate presenti sul territorio. La maggior parte di queste abitazioni viene mantenuta priva di elettricità per ridurre l’impatto ambientale.

  -  Ecovillaggio Solare: nel parco umbro della Libera Università di Alcatraz si sviluppa uno degli esperimenti più recenti di ecovillaggio italiano, promosso da Jacopo Fo e da Banca Etica. Alcatraz alla fine degli anni ’70 era una comune hippy in cui intellettuali, artisti ma anche imprenditori cercavano un modello di vita alternativo frequentando corsi di vario genere, immersi nella natura umbra. Grazie ad investimenti nelle più moderne tecniche di bioedilizia ed all’intervento di bioarchitetti internazionali, oggi l’Ecovillaggio Solare garantisce un’altissima efficienza energetica per ogni abitazione. Agli abitanti della comunità viene assegnata una porzione di terreno di almeno 2.000 mq tra orto, frutteto e bosco, per provvedere al proprio sostentamento e per garantire un’adeguata manutenzione del verde comune.

Molti altri ecovillaggi italiani sono invece delle piccole esperienze di co-housing che racchiudono poche decine di persone, ma si tratta di esperienze sociali in continuo aumento che stanno nascendo in ogni Regione

E voi, non siete incuriositi? Per approfondire il tema vi consiglio di visitare personalmente alcuni di questi villaggi e magari soggiornare nelle loro strutture: un modo per sperimentare davvero come siano possibili stili di vita alternativi, pienamente sostenibili ed attenti al benessere dell’intera comunità!


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